Curare l’ascesso dentale

Per curare l’ascesso dentale ed evitare il rischio di perdere il dente è necessario intervenire tempestivamente quando il paziente avverte i primi sintomi.

In caso di emergenza provocata da mal di denti, difficoltà di deglutizione e febbre alta è consigliabile recarsi al pronto soccorso odontoiatrico; in caso contrario durante la seduta dal dentista, il medico procederà, come di seguito descritto, con la diagnosi per stabilire quale sia la cura migliore per il vostro ascesso.

Diagnosi

Per individuare la cura dell’ascesso dentale, il dentista procede con l’anamnesi ovvero ascolta il paziente per capire quali sintomi esso accusi (un classico indicatore di ascesso dentale è la difficoltà di masticazione a causa dell’acutizzarsi del dolore oppure la risposta immediata a stimoli termici come cibi caldi e freddi).

Si procede, poi, con l’esame obiettivo all’interno della bocca del mal capitato per esaminare lo stato delle gengive attorno al dente in questione ricercando rossore e gonfiore o, eventualmente, anche la presenza di una fistola.

In caso di ascesso periapicale, causato da pulpite che abbia già necrotizzato i nervi interni all’elemento dentale, i test di vitalità non provocheranno nessuno stimolo poiché il dente è privo di sensibilità.

In altri casi, invece, anche solo sfiorando il dente o picchiettandolo con il manico dello specchietto il dentista osserverà la reazione fulminea del paziente.

Attraverso l’esame radiologico, solitamente una lastra endorale, è possibile verificare il grado di erosione dell’osso alveolare provocata dall’ascesso dentale (la lastra evidenzia delle radiotrasparenze).

Dopo aver effettuato la diagnosi, il dentista può procedere con la cura dell’ascesso dentale in base al tipo di appartenenza di quest’ultimo.

Terapie per curare l’ascesso dentale

Antibiotici, antidolorifici ed antipiretici

Essendo la causa un’infezione di origine batterica, la prescrizione di antibiotici per la curare l’ascesso dentale risulta efficace per combattere gli agenti patogeni e per circoscrivere l’infezione stessa in modo tale che non si propaghi ai denti vicini od ai tessuti adiacenti.

Oltre agli antibiotici che nulla possono contro il dolore, il dentista prescriverà al paziente farmaci antidolorifici ed in casi di alterazione della temperatura (febbre), degli antipiretici come il paracetamolo (meglio conosciuto con il nome commerciale di Tachipirina).

Tutti i farmaci citati non possono e non devono essere assunti senza la prescrizione medica.

Drenaggio dell’ascesso od incisione

Allo scopo di allentare il dolore dovuto alla pressione provocata dall’accumulo di sostanze necrotiche e purulente, il dentista può ritenere opportuno, previa anestesia locale, praticare un’incisione al fine di permettere la fuoriuscita del materiale infetto.

Curare l’ascesso apicale o periapicale

La procedura più comune per curare l’ascesso periapicale è la devitalizzazione del dente che viene praticata in anestesia locale, rimuovendo la polpa necrotica all’interno della cavità dentale e procedendo poi con la disinfezione e chiusura dei canali radicolari.

Se la corona del dente è stata particolarmente danneggiata, il dente verrà ricoperto con una capsula. In questo modo si salva il dente e si evita l’estrazione.

Cura dell’ascesso parodontale

La cura dell’ascesso parodontale, invece, consiste nella rimozione dei tessuti morti e in decomposizione dalle tasche gengivali le quali saranno deterse e disinfettate con liquidi appositi.

Unitamente alla bonifica delle tasche gengivali, viene effettuata un’attenta pulizia del dente attraverso manovre di ablazione del tartaro ed eliminazione dell’eventuale placca batterica presente. Non è escluso che, durante le procedure descritte, al paziente siano prescritti farmaci antidolorifici.

Prevenzione

Non ci stancheremo mai di ripeterlo (e ripeterlo anche a noi stessi) che l’arma migliore che abbiamo per la salute dei nostri denti è la prevenzione ed anche l’ascesso dentale non fa eccezione.

La prevenzione si pone in essere a cominciare dalla pulizia quotidiana dei denti utilizzando lo spazzolino da denti nel modo corretto con dentifricio antiplacca almeno 3 volte al giorno e, comunque, dopo ogni pasto principale. Il filo interdentale, invece, va utilizzato una volta al giorno preferibilmente prima di andare a dormire poiché durante il riposo notturno la salivazione rallenta e con essa anche la naturale detersione di gengive e denti lasciando così alla placca maggiori possibilità di aderire allo smalto provocando carie o di penetrare il solco gengivale dando vita a focolai di gengivite.

Abbassando le possibilità di formazione della carie, gengivite e parodontite, con la pulizia quotidiana del cavo orale, si abbassano anche le possibilità di formazione dell’ascesso dentale.

Non dimentichiamoci poi delle sedute di pulizia professionale dei denti che fa fatta con una frequenza di 6/12 mesi a seconda dei soggetti. Solo il dentista o l’igienista dentale è in grado di eliminare il tartaro dai denti (causa dell’infiammazione gengivale) e di “scovare” quei piccoli buchini interprossimali che possono trasformarsi in carie profonde e quindi, potenzialmente, in ascesso dentale.